Egli le ricordò sempre così.

XIX.

Il dottor Harding fece assai buona accoglienza a Laurence Wilmer, e anche la temibile Jessie, messa al corrente di tutto, lo salutò con molti sorrisi.

Il dottore non volle che si parlasse di lasciarlo ripartire quella sera stessa, e gli fu preparata una cameretta gaia e imbiancata alla calce, da cui, per fargli posto, Jessie portò via molte provvigioni di mele, di pere e di cipolle.

La colazione fu assai allegra. La zia Marianna, come le fanciulle continuarono a chiamare il loro ospite, aveva molte cose divertenti da narrare riguardo alle sue molteplici attività giornalistiche. Parlò brevemente della sua giovinezza, dei suoi sogni d'arte troncati dalla morte di suo padre — tragica ed improvvisa morte che lasciava senza risorse la madre delicata e sofferente. Parlò delle sue speranze per l'avvenire.... quell'avvenire di cui, ormai, poteva dirsi sicuro....

Dati questi brevi ragguagli biografici, la zia Marianna non parlò più di sè, ma riuscì a far parlare tutti: la timida Myosotis, il riservato dottore, e Leslie, ridente e ritrosa. Anche la bisbetica Jessie, portando il caffè, si attardò a prender parte alla conversazione generale.

Dopo colazione le fanciulle lo condussero sull'aia a far conoscenza delle otto galline — gonfie e immobili pel freddo — e dei tre conigli bianchi e neri scampati alla truculenza di Whisky e di Soda e alla ferocia culinaria di Jessie....

Quindi gli venne presentato anche un piccolo maiale, convalescente dall'influenza, sdraiato sotto un mucchio di paglia dorata.

— È stato molto male, poverino, — sospirò Leslie colla sua dolce voce di colombella; — bisognava vederlo! Era tutto rosso per la febbre!... allora papà ha ordinato che gli si facessero due tagli nella coda, per cavargli il sangue.