Il dottore condusse Wilmer nel suo laboratorio e, lieto di avere un ascoltatore intelligente, gli espose ampiamente le sue teorie sulla profilassi e la cura della lebbra. L'enciclopedico giornalista che aveva una conoscenza superficiale anche degli argomenti prediletti dallo scienziato, s'interessò vivamente agli studi e alle esperienze di lui.
Con anche maggiore curiosità ascoltò le drammatiche narrazioni che il dottor Harding gli fece riguardo ai temibili serpenti velenosi dei tropici.
— Guardi — diceva il vecchio scienziato, curvo sopra una grande boccia di spirito che una enorme cobra riempiva dei suoi sinuosi avvolgimenti: — è questa la più formidabile e la più funesta delle colubridi; questa, la subdola e silente apportatrice di morte, dal bel nome femmineo: «Naja Tripudians!». Guardi che meravigliosa grazia sinuosa, che forma simmetrica, pura nelle sue curve come la voluta di un violino.... «Naja Tripudians....» — E la voce del dottore si attardò quasi con voluttà sulle sillabe che, nei ricordi, lo riportavano alla sua giovinezza nelle Indie, allorquando, invocato e adorato dagli indigeni come un dio, aveva creduto alla sua missione, aveva sognato di poter alleviare tante sofferenze, aveva sperato di liberare l'umanità da un mostruoso flagello....
— Ah! è questa la famosa Naja egiziana! — esclamò Wilmer chinandosi per meglio osservarla.
— Si, Naja Tripudians, — ripetè il dottore, — quel nome getta il panico nelle popolazioni dei tropici. Ricordo il caso di un negro ch'era stato morsicato da un rettile perfettamente innocuo, ma che, udendo pronunciare da un mio marinaio quel nome, morì quasi istantaneamente di terrore.
Wilmer Laurence, chino accanto al dottore, contemplava il sinistro rettile.
— Il primo effetto del veleno, — continuò Harding, — è uno strano senso di ubbriachezza; la vittima inciampa e traballa come se fosse ebbra. Poi ammutolisce, per paralisi della lingua e della laringe.... Finalmente cessa il respiro. E lo sventurato è morto. È morto; ma il suo cuore, strano a dirsi, batte ancora....
E il dottore prese allora a parlare degli studi e delle ricerche che da trent'anni gli riempivano spiritualmente l'esistenza; e quand'ebbe finito di parlare dei veleni ofidici, tornò ad enumerare i suoi esperimenti sui lebbrosi del Malabar.
D'un tratto si accorse che il suo interlocutore, pensieroso, non gli rispondeva.
— Forse l'annoio con queste disquisizioni, — fece il dottore con un piccolo sospiro. — È naturale che lei non si interessi soverchiamente a questi argomenti.