E si accinse a rimettere a posto ogni cosa per lasciare il laboratorio.
— No — protestò Wilmer, — non è questo. Non è questo che pensavo....
Il dottore chiuse a chiave la porta del laboratorio e si avviò, a fianco del suo ospite, per il viale del giardino, verso la casa. Davanti a loro Whisky e Soda si rincorrevano traverso le sfiorite aiuole stellate soltanto qua e là da margherite invernali, da asteri viola e pallidi crisantemi.
— Che cosa pensava? — chiese finalmente il dottore sostando a guardare i rami brulli e melanconici contro il grigiore del cielo.
— Pensavo, — disse Wilmer volgendo sul volto fine e stanco dello scienziato i suoi occhi vividi, — pensavo che mentre noi cerchiamo i rimedi alla lebbra e ai veleni di vipere in terre lontane, qui, nel nostro paese, qui, nelle nostre città, infierisce un morbo psichico, dilaga una infezione morale che contamina e corrompe tutto ciò che ci sta intorno. Pensavo, mentre lei parlava della Naja egiziana, alle vipere umane che amano mordere nelle carni pure, avvelenare le anime innocenti! Pensavo alle «naie» sociali delle nostre grandi città, di cui è tripudio il contaminare e corrompere ciò che ancora di candido, di sano e di sacro è nel mondo....
Il dottore si era fermato in mezzo al viale e contemplava il compagno cogli occhi ceruli un poco appannati; i suoi capelli bianchi e fini ondeggiavano, mossi dal freddo vento autunnale.
— Noi, — continuò Wilmer, — noi viviamo oggi in mezzo a questa lebbra morale e non ne temiamo il contagio; noi, ad ogni passo, sfioriamo un rettile umano che sprizza il tossico e la morte, e non lo distruggiamo, non gli schiacciamo la testa col piede. No. Passiamo oltre, cercando rimedio a tutti gli altri mali: alle infermità fisiche, alla miseria, alle rivoluzioni sociali, ad ogni guaio fisico e materiale.... Ma alla contaminazione dello spirito, alla cancrena dell'anima che in quest'epoca nefanda ci invade — chi porrà rimedio?... Questo io pensavo, dottore.
Si erano fermati in fondo al viale; il vento dell'est, freddo e rabbioso, faceva turbinare ai loro piedi le foglie morte dei roveri e degli ontani.
Il vecchio dottore ebbe un brivido.
— È triste ciò che voi dite, — mormorò.