Ma lo chauffeur aveva caricato valigie e cappelliera sulla Rolls-Royce, ed ora teneva aperta la portiera perchè le due giovinette salissero. Entrarono nella sontuosa vettura e sedettero, sprofondando nei morbidi cuscini.

Lo chauffeur chiuse Io sportello, salì al suo posto, e via!...

.... Via, verso il turbinante cuore di Londra traverso le strade nere e affollate della City; via, lungo i neri meandri del Tamigi, e su pel sordido Cheapside e il formicolante Fleet Street e il brulicante Strand; via, oltre la grandiosa Trafalgar Square, e giù per l'interminabile Oxford Street e su per Regent Street e Langham Place... e fuori, verso i quartieri più aperti e lussuosi del West End. Via, costeggiando un parco immenso, e poi di nuovo il fiume, e poi un altro parco, via!...

Rombando e strombazzando, tossendo e abbaiando, l'automobile verde correva rapidissima, lasciandosi dietro una strada dopo l'altra, una piazza dopo l'altra.

Ora si susseguivano interminabili, uno identico all'altro, dei piazzali quadrati, ognuno con un giardino nel centro, e intorno le facciate delle case alte e solenni. Nel crepuscolo invernale — fosco e fuligginoso crepuscolo londinese — tutto si confondeva, grigio su grigio, ombra su ombra; le case, le strade, il cielo.... Tutto era plumbeo e livido. Pareva di correre senza posa e senza meta entro un mostruoso cinereo labirinto.

Le fanciulle dapprima si erano scambiate qualche parola, commentando la velocità della corsa, la folla di gente affaccendata, l'altezza dei grandi ponti lanciati sopra le nere acque del Tamigi.... e poi le innumerevoli e interminabili strade e piazze che tutte si assomigliavano e si confondevano, livide sotto la livida cappa del cielo; tutte identiche l'una all'altra, a tal punto che si aveva l'impressione di ritrovarsi continuamente là dove si era già stati....

Ma ora tacevano, guardando fuori, sbalordite, senza pensiero. Non si preoccupavano più nè dell'arrivo, nè dell'accoglienza che farebbe loro Lady Randolph. Non si preoccupavano più di nulla, non pensavano più a nulla, cullate e intontite dal celere movimento dell'automobile che le trasportava, atomi inerti in questa immensa metropoli, verso la meta sconosciuta.

Finalmente — e ormai tutt'intorno a loro si era chiusa, come una muraglia torbida, l'oscurità — l'automobile si fermò.

Myosotis, che aveva chiuso gli occhi, si drizzò di soprassalto.

— Ci siamo!