La cameriera aveva traversato la camera, ed ora, facendo scorrere sugli anelli un'altra pesante portiera rossa, aprì una porta che comunicava colla camera vicina.
— E questa è la stanza della ragazzina, — disse, guardando Leslie.
Leslie, sorridendo a quell'appellativo, seguì la donna verso la camera attigua, ma giunta sul limitare si arrestò con un'esclamazione di meraviglia.
— Myosotis! guarda!
Allora anche Myosotis si affacciò alla soglia e si fermò stupita.
— Mio Dio! — disse Leslie inoltrandosi con passo trepido, — pare di entrare nel cuore di una rosa!
Difatti la camera era tutta a tinte digradanti dal rosa pallidissimo al rosa profondo. Dalla tappezzeria carnicina, quasi bianca, i mobili di broccato e il morbido tappeto andavano via via facendosi di tinta più vivida e incarnatina, fino al centro della stanza dove troneggiava regale il letto colle seriche coltri di un rosa vividissimo. Era la stanza di una principessa. Intorno, dei larghi specchi ne riflettevano e moltiplicavano all'infinito il rosato splendore. L'aria era tiepida e profumata di white-rose.
Le due sorelle non trovarono parole; e come la cameriera si era allontanata un momento — la udivano nella sala da bagno accanto, che faceva correre l'acqua — si abbracciarono in un trasporto di gioia e di commozione.
Ma già la donna tornava, e Myosotis, esitante, la interpellò.
— Non dovremmo subito andare a salutare Lady Randolph?