— Oh! se papà potesse vederci, come sarebbe felice!
E di nuovo abbracciò la sorella; e avrebbe abbracciato anche la cameriera se avesse osato.
Questa, all'ingenuo grido della fanciulla, si era voltata improvvisamente a guardarla; ed ora i suoi occhi piccoli e vividi — occhi timidi come quelli d'un cane e furbi come quelli di una volpe — andavano dall'una all'altra delle due figurette ridenti, che fino a quel momento non aveva degnato d'uno sguardo.
Myosotis notò quell'occhiata e, interpretandola a suo modo, arrossì e volle scusarsi.
— Noi viviamo in campagna, — disse; — la mia sorellina non ha mai visto tante belle cose. Veramente, — soggiunse, spinta dalla sincerità, — non ne ho mai viste neanch'io.
— Ah? — fece la donna; e la nota secca e sprezzante che prima aveva intimidito le fanciulle, non era più nella sua voce. — Vengono dalla campagna, loro? Credevo che vivessero qui in Londra.
— Mai più! — disse Myosotis ridendo, tuttavia un poco lusingata da quella supposizione. — Non ci siamo mai vedute fino ad oggi. È la prima volta che lasciamo casa nostra, — soggiunse. — Allora capirà.... tutte queste belle cose ci fanno quasi paura!
La vecchia non rispose. Crollò le spalle e si volse per uscire. Myosotis si meravigliò un poco di quell'atto; ma già, tutto qui era inaspettato e strano.
Sulla soglia la donna si fermò.
— Se hanno bisogno di qualche cosa, suonino. — Poi, ricordandosi di un'ordine ricevuto, soggiunse (e di nuovo la sua voce parve alle fanciulle aspra e ostile):