Lenta, triste, Myosotis si alzò d'in ginocchio, lo sguardo turbato fisso davanti a sè.

Ed eccolo il consiglio! Ecco l'aiuto, ecco l'ispirazione! Là, davanti a lei, sul letto, come l'aveva gettato spogliandosi, stava il suo abito da viaggio, il disprezzato abito bleu-marin, un pò polveroso, un pò usato, un pò logoro; ma chiuso e intero e opaco e decente.

In un attimo Myosotis era sgusciata dai veli ceruli, s'era tolta le calze e le scarpette bianche, aveva rimesso le sue calze di filo nero, le sue scarpe da passeggio raccomodate. E il gong non aveva ancora suonato, ch'ella era già vestita e pronta a scendere.

Tuttavia, esitava sul limitare; ondate alterne di caldo e di freddo la facevano sudare e tremare.... Certo era doloroso presentarsi in quella guisa al pranzo di gala di Lady Randolph; certo sarebbe penoso aprire la porta di quel salone e rivelarsi così mal vestita agli occhi sdegnati di Lady Randolph, allo sguardo stupito dei suoi invitati. Ma mille volte peggio sarebbe stato scendere in quei ceruli veli trasparenti, presentarsi seminuda al cospetto di quegli uomini....

E Myosotis con un piccolo singhiozzo, girò la maniglia e scese.

XXV.

Gli occhi che si volsero a lei parvero, certo, stupefatti; e in quelli di Lady Randolph brillò non solo la sorpresa ma la più schietta disapprovazione.

Senonchè Myosotis scordò quasi subito sè stessa e l'impressione che poteva fare ai convitati di Lady Randolph, quando il suo sguardo attonito cadde su Leslie.

La bimba — invero ella pareva appena sulla soglia dell'adolescenza — sedeva in un grande scanno, rosea e ridente, con un calice pieno di un liquore dorato nella piccola mano. Intorno a lei, seduti o appoggiati all'alto schienale della sua sedia, stavano quattro o cinque uomini; uno, alla sua destra, Myosotis lo riconobbe subito: era il «Principe di Galles» — era Totò.

Teneva anche lui un calice nella mano, e si chinava ridendo verso la fanciulletta, narrandole qualche cosa.