Quando entrò Myosotis vi fu un attimo di silenzio; poi tutti i presenti ripresero a conversare, e nell'angolo intorno a Leslie ricominciarono i frizzi e le risate.
Non vi fu presentazione di sorta. Myosotis rimase, un pò impacciata, accanto alla porta finchè Leslie la chiamò.
— Vieni qui, vieni qui, Mymì!
Così la chiamavano talvolta a casa, e Myosotis nuovamente si stupì della disinvoltura della sorellina fra tanta gente sconosciuta. Traversando la sala per andare accanto a lei, passò davanti a Lady Randolph, semisdraiata su un divano d'angolo, e la guardò, trepida, quasi implorandone il perdono.
Ma Milady non fece atto di vederla. Parlava con un uomo bruno e grasso; parlavano francese, e Myosotis, pur indovinando che si trattava di lei, non comprese ciò che dicevano.
— Assaggia, Myosotis, questa bevanda americana. Si chiama «Manhattan cocktail,» ed è un filtro che fa vedere il mondo tutto color di rosa con un occhio, e tutto color di cielo coll'altro!... Difatti, — e Leslie chiuse con aria birichina un occhio, fissando coll'altro l'abito bleu scuro e il volto rannuvolato della sorella, — guardandoti così.... io ti vedo tutta color del cielo.... quando vuol far temporale!
Tutti risero, come se Leslie avesse detto qualche cosa di assai spiritoso, ma Myosotis non riuscì neppure a sorridere. Si sentiva la gola arida, le labbra secche; si diceva che a questi estranei, avvezzi alle donne brillanti della migliore società, Leslie doveva parere una bambina stolta e sfrontata, e lei stessa, nel suo brutto abito da viaggio, una «zucca villereccia,» goffa e intontita. Il suo pensiero corse alle raccomandazioni di Miss Jones.... a casa sua.... al babbo, solitario davanti al fuoco nella grande stanza vuota.... alla vecchia Jessie che diceva le sue preghiere ad alta voce in cucina.... E a tali ricordi le salirono cocenti le lagrime agli occhi.
Dal fondo della sala le mosse incontro Lord Gerard Neversol, ed ella provò un senso di sollievo vedendo quel viso conosciuto. Non che egli le fosse soverchiamente simpatico; tutt'altro; ma almeno non era nè un perfetto estraneo come gli altri, nè odioso come Totò, nè ostile come ormai sentiva essere Lady Randolph.
Neversol le disse qualche frase insignificante ch'ella quasi non udì ma che le diede il tempo di calmarsi, e subito risuonò l'appello insistente e sonoro del gong. Allora tutti si alzarono e discesero alla sala da pranzo.
Era una vasta sala severa e sontuosa. La tavola scintillava di cristalli e di vasellame dorato. Nel centro un ammasso di gardenie diffondeva nella stanza un profumo che stordiva.