Anche a tavola Myosotis si trovò accanto a Neversol; all'altro suo lato sedette l'uomo bruno e grasso che aveva parlato francese con Lady Randolph. Egli, appoggiato indietro nella sua seggiola, la guardò molto fissamente e a lungo. Ella rispose timida allo sguardo di lui, aspettando che le rivolgesse la parola; ma quegli, dopo qualche istante, volse via il capo e si dedicò risolutamente al suo pranzo. Nè durante tutto il pasto le parlò.

Leslie era in fondo alla tavola fra Totò e il «diplomatico» — un personaggio magro, sulla cinquantina, tutto grigio: i baffi grigi, gli occhi grigi, la pelle grigia; pareva impastato di cenere e d'acqua sporca. — La piccola ciarlava e rideva colla massima disinvoltura. Beveva anche, a piccoli sorsi, con delle smorfiette puerili e graziose, dello champagne, insistendo però che Totò vi mescesse molt'acqua.

Il quinto convitato, un uomo dai capelli rossi di una bruttezza ripugnante, parlava con Lady Randolph, bella e arridente a capo tavola. Talvolta dicevano delle cose che certamente dovevano essere molto spiritose, perchè tutti davano in grandi risate; ma a Myosotis sfuggiva il senso dello scherzo.

— Stasera verrà Dafne Howard, — disse Milady sorseggiando una miscela di gin e curaçao, poichè lo champagne non le piaceva.

— Dafne Howard! — esclamò l'uomo rosso. — E dove l'avete pescato?

— All'Alhambra, — disse Milady. — Totò ed io siamo andati a vedere «Messalinette» e l'abbiamo riconosciuto subito. Vero, Totò?

Totò non rispose.

— Che parte faceva? — chiese Neversol.

— Ma è questo il bello, — rise Milady — che, appunto, Messalinette era lui!... Figuratevi che sul programma si fa chiamare «Mademoiselle Lisa Douceur!»

Gli uomini risero.