—Lo so; io sono una creatura innocua.—E sorrise ancora. (Se il biblico rettile del giardino d'Eden possedeva un sorriso, doveva assomigliare al suo).—Mi accompagnate fino a casa?
Alberto la accompagnò fino a casa, una bella casa in corso Umberto; e camminando conversarono di svariate cose. Sulla porta ella gli tese la mano da baciare.
—Venite a trovarmi domani alle cinque. Volete?
Sì; Alberto voleva. E lasciatala con un corretto inchino egli rientrò nella sua «garçonnière» in Corso Cairoli, sentendosi molto calmo e molto soddisfatto di sè, del suo fisico, della sua serata e del mondo in generale. E, sì!... anche di Piero.
Si svestì in fretta; e dormì bene.
II.
—... Non voglio chiamarvi «Alberto»,—disse la signora, ricevendolo all'indomani in un salotto crepuscolare tappezzato di raso arancino.—Faccio troppa fatica a pronunciarlo. Vi chiamerò Giorgio.
—Sì, sì. Chiamatemi pure Giorgio,—fece Alberto che sentiva già di essere un altro uomo.—Ed io, come devo chiamarvi?