Ora i suoi sguardi andavano dal volto disfatto e contorto della donna a quella scatoletta aperta nel palmo della sua mano, piccolo rettangolo bianco in cui luccicavano le squame candide del veleno ignoto. E un pensiero gli venne, istantaneo come la folgore, ma così chiaro, così nitido come se qualcuno l'avesse formulato e pronunciato al suo orecchio: «Anche tu... con lei. Anche tu!».

«Anche tu». Chi aveva pronunciato quelle le parole? Erano nate nel suo cervello? Era lei che gliele susurrava? Certo i suoi sensi le percepirono insistenti come una preghiera, chiare come un comando: «Anche tu».

Perchè no? Come era semplice! Come era facile! Uscire con lei dalla vita, come si esce da una stanza! Andarsene, lasciando dietro di sè ogni tormento, ogni viltà, ogni dubbio, ogni ricordo.

Ella ora lo guatava con occhi abbacinati, lampeggianti, tutta vibrante in una selvaggia attesa. Ancora una volta egli si sentì ripreso da quel subcosciente, strano senso d'irrealtà. Non recitavano essi forse una commedia stravagante e sensazionale, di cui domani, ripensandoci, si vergognerebbero?

Domani! Quel pensiero lo atterrì. Come si guarderebbero in faccia loro due, domani, dopo aver varcato in questa notte i limiti di ogni più spasmodica sensazione?

Sentì un urto nel sangue, una vampata alla fronte; le sue dita, quasi mosse da una forza occulta, si immersero nella polvere lieve e squamosa.

Ella ebbe un grido d'ebbrezza e rovesciò indietro la testa.

—Per me!... Per me! dammi... dammi!

—Sì! sì! per te,—rantolò lui.—Ma prima...

E con gesto fulmineo portò la mano alla bocca, se la riempì della droga, masticò, inghiottì, soffocando e ansando... E per due volte ripetè quell'atto, mentre ella avviticchiata a lui strillava: