Ella, singhiozzando, avviticchiata a lui si alzava, strisciando, aggrappandoglisi alle braccia, al collo. Ansava; ed egli ne sentiva l'affocato alito nel collo e sulle gote. Comprese che il vituperio non era per lei che una sferza alla sua fosca depravazione... E, inorridendo, sentì che l'odio diveniva un afrodisiaco alla loro torbida sensualità.
—Lasciami,—urlò, svincolandosi;—lasciami... o, per Iddio! ti ammazzo.
Ella ebbe un grido di ebbrezza, di gioia, alzando a lui il viso subitamente trasfigurato.
Fissandolo cogli occhi smisuratamente allargati, si allontanò da lui, indietreggiò verso il divano. Indietreggiò pur tenendolo sempre avvinto e immobile sotto l'ipnotismo del suo sguardo.
D'improvviso si chinò, raccolse con gesto fulmineo la scatoletta bianca, e si riabbattè su lui.
—Tieni! tieni! tieni!—ansò.—Da te voglio la morte! da te! Ecco la fine che io ho sempre voluto, la fine che ho sempre sognato e che nessuno mi ha voluto dare! Nessuno, mai, mi ha odiata o amata abbastanza!... Ma tu, sì!... tu sì!
Alberto stringeva i denti, chiudeva i pugni, distogliendo il capo. Non voleva udirla, non voleva guardarla. Ma ella si avvinghiava a lui sempre più folle, più convulsa.
—Adorato! adorato!—singhiozzava, con un rantolo di spavento e di piacere in gola.—La morte, la morte! Dammela tu!
Tremando la respinse ancora. Ma ella gli si era abbattuta sulla bocca, gli beveva il respiro, e frattanto gli spingeva subdola e pervicace la scatoletta tra le mani.
Qualcosa sembrò spezzarglisi nel petto. Sentì traverso la commedia falsa e fittizia che recitava con lei, incombere imminente la tragedia, il delitto.