Un abbaglio lo colse. Ghermì la donna e stringendola in una morsa ferrea la cacciò verso il letto.

Ella strillando si divincolò.

—No! Ho paura! No... no... no!...

Alberto ansava, strozzato e soffocato. Aveva la bocca piena di schiuma e una nausea orribile gli saliva dal profondo dei visceri. Sentiva sfuggirgli la terra sotto ai piedi, sentiva sfuggirgli i pensieri dal cervello: bisognava far presto... far presto...

Che cosa bisognava far presto?... Ah, sì! La droga... Raimonda... anche lei... Raimonda...

Mosse barcollando verso il letto, e di nuovo affondò le dita nella polvere morbida e sfuggevole.

La donna proruppe in un urlo:

—Aiuto! aiuto! No, Alberto... no!... O mio Dio, aiuto!

Intorno a lui tutto turbinò. Con gli occhi fuori dell'orbite, le vene a nodo sulla fronte, si precipitò su lei, la ghermì, la strinse... E come ella si divincolava con gemiti e strilli, le sbattè sulla faccia la mano aperta, coprendole il viso di una incipriatura atroce e grottesca.

Per un istante non vide più nulla; poi tutto riapparve, ondulante, turbinante, raddoppiato, centuplicato intorno a lui. La stanza era piena di Raimonde... dieci, cento, mille Raimonde gli roteavano d'intorno, tutte con lo stesso viso infarinato e folle, con la stessa bocca aperta e urlante...