Egli volle inseguirle ma mille oggetti si frapponevano, impedendogli il passo; i mobili traballando gli si sbattevano contro il petto, le pareti ondeggiavano, s'inclinavano, precipitavano... il pavimento gli guizzava di sotto ai piedi.

Tutte le Raimonde si erano scagliate in avanti sul letto... afferravano la scatola, la ribaltavano... e in un turbine fuggivano... svanivano dietro l'ondulante portiera.

Alberto si slanciò per inseguirle; ma sul limitare incespicò e cadde.

Cadde all'indietro...

E gli parve di cadere mollemente, dolcemente, a lungo... di cadere in un lento graduale inabissarsi, come sospinto da una morbida forza, come sorretto da un morbido abbraccio...

E giacque, infine, sommerso in una lene, lieve, morbida profondità.

. . . . . . .

E vide due Figure che gli stavano accanto: l'una era il Tempo, velato d'ombra; l'altra era l'Eternità, circonfusa di luce.

Entrambi si chinarono su lui.

—Dormi,—disse il Tempo.