X.
S'avvicinavano le feste di Pasqua. E alla vigilia della Domenica delle Palme giunse ad Alberto la notizia che tutta la sua famiglia si sarebbe recata a trovarlo e a passare con lui, in città, la Settimana Santa.
Alberto, turbato ma pur rallegrato da questa novella, si recò dall'amante colla lettera in tasca.
Trovò Raimonda tutta sorrisi nel suo salotto pieno di fiori; un orario ferroviario e una carta della Riviera erano aperti sul tavolo dinanzi a lei.
—Ho un progetto delizioso,—disse ella alzando verso Alberto il volto fine, irradiato da quel sorriso a un tempo malizioso e infantile, che da un pezzo il giovane non le aveva veduto più.—Andiamo a passare dieci giorni a Bordighera. Sfuggiremo a questa lugubre atmosfera quaresimale e alla più lugubre allegrezza festiva che seguirà. E là, in faccia alle azzurre acque danzanti del mare, sui tappeti d'erba nuova già costellati di primule e pervinche, io mi rinnamorerò di te, o mio giovane amante cittadino! che non ho mai veduto se non su uno sfondo di strade e di piazze, di portici e monumenti. Sei contento?
—Oh, peccato!—esclamò Alberto.—Perchè non me l'hai detto prima?
Il volto di lei si fece subitamente duro e ostile.
—Che cosa c'è?—chiese con la voce un poco aspra che Alberto di recente aveva imparato a conoscere e temere.