Si udirono i suoi passi aggirarsi per la casa, indi il cigolio della porta d'uscita; un fruscio sul viale... poi più nulla.

E di nuovo il silenzio cadde sui due uomini seduti in quella stanza ormai completamente immersa nell'oscurità.

Ad Alberto pareva di essere piombato in un fantastico sogno pauroso; gli pareva di essere cieco anche lui, trascinato dal suo compagno silente in un nero abisso di tristezza.

Finalmente, quando i suoi nervi non poterono più reggere alla tensione di quel silenzio, egli si scosse e si alzò.

—È inutile che io aspetti,—disse.—Certo non verrà più.

E come un'eco più triste gli giunse nel buio la voce del suo compagno:

—Non verrà più.

E d'un tratto sentì che quello si abbatteva colla fronte sul tavolo e piangeva.

Allora stese la mano cercando quella del giovane. La trovò; era madida e fredda.

Scosso da un profondo sgomento, Alberto mormorò: