—Ditemi che cosa posso fare per voi?
Ora l'altro piangeva davvero; piangeva come un bambino, scosso da disperati singulti. Alberto si chinò e gli cinse la spalla col braccio.
—Ditemi, ditemi che cosa posso fare?
—Restate qui!—mormorò l'altro.—Restate con me! Non mi lasciate. Ho paura, qui, solo nel buio, coi miei ricordi... coi miei terribili ricordi...
E per tutta la notte Alberto restò con lui, nel silenzio, nella solitudine, nell'oscurità.
. . . . . . .
Nelle ore che precedono l'alba, quando la vitalità è più bassa, più profondo lo spavento della vita e il bisogno di aggrapparsi a un'altra anima, fu Alberto che, tenendo stretta la mano del compagno, narrò la sua angosciante vicenda di passione.
—... Ed io non so,—concluse,—non so perchè l'amo! Non so neppure se l'amo. So che soffro, soffro...
Allora l'altro, a sua volta, parlò:
—Ascoltami. Io, cieco, ti aprirò gli occhi.