Ella alzò gli occhi, e guardandolo senza sorriso, gli fece un gesto d'invito colla mano. Allora egli, scoprendosi, la salutò. Ella studiò un attimo con occhi lampeggianti i folti capelli e la chiara fronte aperta del giovane.

—Segga—disse indicandogli la sedia appoggiata.—La aspettavo.

Invero non era bella. Aveva un tipo quasi orientale; gli occhi però molto chiari (e sciupati, come per aver visto molte cose inusitate); la bocca tinta un po' viziosa (e amara, come se su di essa fossero passate molte parole e molti baci); le mani bianche e lunghe (dalle dita irrequiete, come cercanti il contatto di denari e di carezze).

E invero non era giovane. Aveva quell'età indefinita, così difficile a indovinare, della donna molto sicura di sè e molto esperta, che ha talora i gesti di una bambinetta viziata e talora gli sguardi dell'antico serpente del giardino d'Adamo. Aveva quell'apparenza raffinata, stanca e insidiosa di chi molto ha sofferto e fatto soffrire, e di chi molto ha gioito e fatto gioire, che per alcuni uomini ha un fascino assai maggiore che non la sana, candida e impacciata giovinezza.

Non per Alberto, però, il quale era un'anima semplice e che—eccetto in arte—aveva dei gusti elementari e primitivi. Nella sua pittura egli metteva tutte le stravaganti e morbose eccentricità ch'egli nè sentiva nè credeva sentissero gli altri; ma che, essendo prescritte dalla moda del momento, diventavano ipso facto regolamentari e convenzionali.

Nulla essendovi oggi in arte di più normale dell'anormale, Alberto dipingeva delle mostruosità per paura di sembrare bizzarro.

—Avrete trovato strano il mio annuncio;—disse la signora in una calda voce vellutata, poggiando il mento sulla mano sottile, e fissandogli in viso gli occhi chiari e lunghi.

—Sì,—ammise Alberto—l'ho trovato un poco strano.

—Ebbene—diss'ella, sempre guardandolo fisso—a me pare più strano che voi abbiate risposto.

—Già,—fece Alberto, e i suoi pensieri corsero a Piero con un senso di ostilità. Poi, riprendendosi:—Posso offrirle qualche cosa?