Talvolta ella m'inebriava non solo della sua perversa e raffinata lascivia, ma ancora di liquori strani, di bevande esotiche e sconosciute, di droghe stupefacenti od eccitanti. E a me pareva di vivere di una vita chimerica, inverosimile, rimossa dall'elementare esistenza quotidiana. Mi pareva di raggiungere altezze di lussuria e abissi di depravazione riservati a pochi esseri umani, privilegiati ed eccezionali.
Un giorno fui invitato da un amico, Ignazio Weill, ad una festa in casa sua. Weill era stato anch'egli, come Silvani, mio compagno di scuola e d'università; laureati, io in legge e lui in medicina, ci eravamo da qualche anno perduti di vista. Da studenti lo chiamavamo «Ignis» o «Ignatius... Fatuus», perchè ogni momento ci annunciava qualche sua idea straordinaria, qualche sua «trovata luminosa» che poi per lo più si spegneva nel nulla.
Ed ecco che dopo aver vagabondato un paio d'anni per l'Europa e l'America egli ricompariva tra noi e invitava gli amici di un tempo all'inaugurazione di un lussuoso alloggio e di uno studio magnifico in Piazza Cavour.
Egli annunciò che avremmo veduto anche una installazione misteriosa e speciale in cima alla sua casa, una specie di «Roof-garden» all'americana.
«Vedrai, caro Scotti», mi diceva nel suo biglietto d'invito, «vedrai gli splendori di questa mia nuovissima idea luminosa!».
E aggiungeva un poscritto:
«Porta teco amici... e amiche!».
Alla sera fissata Rosàlia dichiarò che sarebbe venuta con me. Questo mi stupì, poichè di solito non voleva uscire; nè le piaceva vedermi in compagnia d'altri. Ella, come la maggior parte delle donne innamorate, aveva creato intorno a me il completo isolamento.
Non vi era che Pierino Alessi, un innocuo giovane, mezzo esaltato, mezzo deficiente, che fosse ammesso talvolta ai nostri incontri. Anche a questa festa egli si accompagnò a noi.
Rosàlia in quella sera fu bella come io non l'avevo veduta mai. Non so a quali arti avesse ricorso, o se era soltanto la passione e l'allegrezza,—e un meraviglioso vestito tutto a squame d'argento—che la trasfiguravano così. Certo è che la nostra entrata nelle sale di Weill fu trionfale.