Già ferveva il frastuono e la giocondità; un'orchestrina pseudo-boema strepitava inascoltata tra le risa e i clamori.

Weill, lungo, magro, un po' spiritato, ci diede con esuberanza il benvenuto.

Vi erano poche donne, e me ne rallegrai per Rosàlia che le detestava cordialmente.

Si cenò in un frastuono di conversazione allegra; e sul finire avevamo tutti bevuto troppo, fumato, parlato e riso troppo.

Weill, seduto a capo tavola, si lanciò in una lunga dissertazione scientifico-poetica a cui nessuno diede ascolto; già, eravamo esaltati ed eccitati dai vini, dalle sigarette drogate e dalla nostra esuberanza stessa.

Tentando di vincere il frastuono, egli ci spiegò che mancava all'umanità un rimedio universale, un vero antidoto contro tutti i mali. Ora, questo specifico miracoloso, lui, la Germania e l'America insieme, l'avevano trovato.

Naturalmente, l'idea era sua; i tedeschi l'avevano concretata e applicata, e gli americani l'avevano sfruttata.

Mercè questa scoperta non solo egli diventava milionario, ma l'Italia, ma l'umanità intera si prostrerebbe ai suoi piedi in una frenesia di ammirazione e di riconoscenza.

—E sapete di che cosa si tratta? Sapete che cos'ho, io, imprigionato quassù sotto al tetto? Il sole! In una lampada a mercurio in quarzo io ho fabbricato... il sole artificiale!

Noi urlammo ed applaudimmo. Ed egli continuò: