Stupiti, trattenevamo il respiro.
Poi le luci rosate si spensero d'improvviso, e la banale luce elettrica, bianca, cruda e sgargiante ricomparve.
Noi profani ascoltammo allora le spiegazioni dell'amico: le rose accese erano i raggi ultra-violetti dello spettro solare; questi raggi, dosati con precisione, avevano la facoltà di distruggere ogni bacillo, e quindi di guarire ogni male. Applicando a qualsiasi parte inferma del nostro corpo per pochi minuti i tubetti di vetro traverso i quali passava il raggio miracoloso, la guarigione, dopo poche applicazioni, era compiuta.
—Avete la tosse?—gridò Weill,—applicate al petto questa placca di vetro!—E staccò dalla parete un vetro foggiato come una cassetta quadrata e leggermente concava, vi fece brillare la luce rosata e se l'applicò allo sparato della camicia.
—Avete una gastralgia?—Staccò un'altra placca di vetro più grande e se la poggiò sull'epigastro.—Avete un raffreddore?—Due sottili tubetti di vetro s'illuminarono della tenue luce calda ed egli se li introdusse nelle nari.—Vi cadono i capelli?—Accese sopra alla sua testa una grande cappa tonda di luce rosata.—Mettetevi qui sotto per sette od otto minuti ogni giorno, e in un mese avrete una chioma da Assalonne. Avete tumori? escrescenze? cancri? Coi raggi ultra-violetti estremi tutto si guarisce.
Noi, ridendo, ma pure colpiti dalle sue asserzioni, giravamo, accendendo qua e là nei tubi di vetro la luce miracolosa.
—Attenti!—urlò Weill.—Non toccate! Non fissate a lungo gli occhi in quella luce! Vi accecherebbe.
Impressionati ci ritraemmo. Indi felicitando Weill, con applausi, scherzi e risa, ridiscendemmo le scale e tornammo giù alla musica, alle bevande, al fumo e al profumo della grande sala a pian terreno.
Vi ritrovammo Pierino Alessi che non si era staccato dal pianoforte e lo schernimmo, rimproverandogli la sua inerzia e incredulità. Ma egli, scettico e indolente, crollò le spalle; e continuò a modulare le sue barocche dissonanze finchè l'orchestra boema, avendo cenato, rientrò e affogò coll'assordante «jazz» le querule note del pianista.
Poi Lo Cursio suonò l'oboe, Clerici diede un'audizione di tamburo, Marchesini ululò dei canti negri e la piccola Ralli, la greca amica di Weill, eseguì la sua famosa «Danza di Tanagra», fra gli scroscianti applausi della baraonda.