Rosàlia rideva come gli altri e con gli altri; ma era impallidita e la sua bellezza di poc'anzi si era spenta.

Io conoscevo quell'improvviso spegnersi della bellezza sul suo volto di donna non più giovane! Appariva stanca e rilassata. Sulle guancie le si erano scavati due solchi, gli occhi s'erano infossati, e anche il collo pareva smagrito. Sembrava tutta improvvisamente avvizzita e sgualcita.

Con un sorriso forzato rivolse a Weill quel suo volto dolente.

—E il vostro rimedio miracoloso? Guarisce anche il male... del tempo?

—Del tempo? Ma il tempo non esiste!—rise Weill.—È una convenzione; è una relatività. Noi c'infischiamo del tempo e dello spazio! L'unica dimensione che ancora va abolita è... la distanza...

E cingendo la vita alla danzante Ralli la trasse violentemente a sè e la baciò sulla bocca.

Rosàlia si volse a me che le stavo accanto, e mi guardò. Era pallidissima. Il suo volto era contorto in uno spasimo; i suoi occhi fiammeggiavano in una specie di frenesia.

Io che la conoscevo, compresi quello sguardo: ella non avrebbe voluto ch'io vedessi quel bacio! L'idea che, in mia presenza, un'altra donna all'infuori di lei potesse accendere il desiderio di un uomo, chiunque egli fosse, la rendeva convulsa, folle, disperata.

... Ella mi fissava, ansante, con quella furia di passione che pur rendendola più conturbevole la imbruttiva.

Quasi mi leggesse in viso tale pensiero, ella allungò d'un tratto la mano, e col suo gesto così noto, mi coprì gli occhi: