—Io farò tutto ciò che vuoi. Capisci? Tutto ciò che vuoi!
Ella ebbe un singulto estatico.
—Ah, se fosse vero! Se tu mi amassi... fino a quel punto!
Come colpito dalla folgore compresi. Mi volsi e mi guardai intorno. Vidi Alessi; s'era rimesso al pianoforte e tempestava degli accordi stonati, il capo gettato all'indietro e gli occhi chiusi.
Io lo afferrai pel braccio. Non connettevo, non ragionavo... delle idee confuse e folli mi turbinavano nel cervello. Sentivo che, da solo, non avrei osato...
—Alessi! vieni,—gridai, e il singulto dell'ubbriachezza mi rompeva la voce.—Vieni a vedere le meraviglie di Weill!
Lo trascinai fuori e su per le scale. Barcollavamo e inciampavamo ad ogni passo, ebbri qual'eravamo tutti e due. Io gli stringevo il braccio come in una morsa, gridando delle parole insensate e sconnesse.
—Il rimedio... il rimedio a tutti i mali... vieni! vedrai!...
Giunti all'ultimo pianerottolo spinsi con violenza il battente della grande porta, e il laboratorio si aprì davanti a noi, nero come una caverna.
Brancicando, con mosse confuse, cercai gli interruttori della luce mentre coll'altra mano attanagliavo il braccio magro di Alessi.