I raggi.... la placca di vetro... Rosàlia... Weill... l'ultra-violetto estremo... Alessi... i raggi... i miei occhi!...

I miei occhi!... Ora li aprirei.

I miei occhi!... Ora m'accorgevo che tutto il dolore—quel terribile dolore, quel senso atroce di schianto come se mi si frantumassero le ossa della fronte!—era nei miei occhi.

Adesso li aprirei.

Ma ecco di nuovo il senso di terrore... un terrore mostruoso che mi prendeva alla gola, soffocandomi.

Con un urlo mi rizzai a sedere, stesi le braccia—sbarrai le palpebre...

E vidi! Vidi.

Nella penombra della camera—la camera di Rosàlia—delle figure, delle ombre stavano intorno a me. C'era Weill, e mio padre, e degli sconosciuti... e Rosàlia... Stesi la mano a lei; ella si precipitò verso di me e cadde a ginocchi accanto al letto.

Gli altri sparirono; svanirono come spazzati via in una nebbia. Non rimase che Rosàlia... e il dolore. Il dolore, lancinante, trafiggente, nelle mie tempia e nelle mie pupille.

—Iddio! Iddio, siete buono!—gridava Rosàlia, singhiozzando e ridendo e baciandomi la fronte, i capelli, le mani.—Adriano ci vede! Adriano mi vede! Dimmi, dimmi, Adriano, che mi vedi!