E dentro di me e intorno a me qualcosa di orrendo, di indescrivibile, che mi fece gelare il sangue.
Con un urlo scattai a sedere sul letto.
—Accendi!
La mia voce era un ruggito.
Allora in quel buio Rosàlia si mise a strillare. Strillava come una creatura che si sgozza. Ed io, seduto nel letto, cogli occhi spalancati fissi nel nulla, sentivo dei brividi di gelo percorrermi a ondate il corpo, increspandomi le carni.
Lei non cessava dal pazzesco stridìo. Sentii le porte che si aprivano; dei passi affrettati; la voce di Weill, altre voci...
—Accendete! accendete! accendete!—urlavo smaniando, cercando colle braccia, con le mani, colle unghie di lacerare il buio che era intorno a me e ch'io sentivo avvolgermi, avvilupparmi come tanti fluttuanti brandelli di stoffa nera. Quel buio, come una cosa molle, morbida, mostruosa s'addensava intorno a me, a me solo... Sì! Io solo ero nel buio. Al di là dei mille drappi neri che mi circondavano, gli altri erano nella luce, gli altri ci vedevano, gli altri si vedevano... gli altri mi vedevano!
Vedevano i miei gesti scomposti, le mie braccia, le mie mani brancicanti... Atroce pensiero! Vedevano la mia faccia convulsa, frenetica. Dovevo essere orribile a vedersi, irrigidito e grottesco, colla bocca spalancata, con gli occhi sbarrati e spenti...
(Alberto, ascoltando le parole del giovane si sentì irrigidire e gelare anch'egli. Anch'egli aveva la bocca aperta e gli occhi spalancati nel buio della notte ancor fitta.
E cercava d'imaginarsi che cosa sarebbe il rimanere in quella tenebra per sempre. Anch'egli si figurava quel buio come un viluppo misterioso, come una muraglia morbida di brandelli neri fluttuanti intorno a lui; anch'egli s'imaginava di dibattersi in quell'ombra molle e mostruosa, mentre al di là, dove egli non era, dov'egli non avrebbe mai più potuto giungere, gli altri si muovevano nella luce. Gli altri lo guardavano, lo vedevano... Tremendo pensiero!