Già. Weill, che nei primi giorni era sempre in casa mia, sempre angosciato e ansioso al mio fianco, aveva poi gradualmente diradato le sue visite. Ma ecco che ora tornava più sovente. Giungeva a tutte le ore, improvviso e inaspettato... O ero solo io che non l'aspettavo?
Notavo che Rosàlia smetteva bruscamente di leggermi o di parlarmi per correre a far toeletta. Cessava il rumore delle strascicanti pianelle, e per la casa risonava nuovamente il tichettìo dei tacchi alti, alitava il suo profumo d'Origan di Coty; ed io, toccandole con mano leggera il capo, le sentivo i capelli serici rassettati in morbidi ondeggiamenti...
E dopo un poco arrivava Weill.
(Adriano tacque per alcuni istanti. Alberto non osava nè muoversi nè fiatare).
—Due mesi più tardi Weill si tirò un colpo di rivoltella al cuore.
Lasciò una lettera in cui diceva:
«Ho orrore di me... Ho orrore di tutti... e della vita... Adriano, addio. Perdona!»
Morì dopo quattro giorni di agonia all'ospedale. Rosàlia ed io accorremmo al suo capezzale, ma dopo il primo giorno—sia per desiderio di lui, sia per divieto dei medici—non fummo più ammessi alla sua presenza.
Da allora in poi sparì dalla mia casa il profumo dell'Origan, e ritornò il suono strascicante delle pianelle.
(Adriano sostò nuovamente.