Un improvviso senso di calma gli entrò nel cuore, placandone il tumulto. Sì, egli cercherebbe rifugio in quel porto di salvezza, in quell'asilo di pace—casa sua! Questa notte stessa poteva arrivarci. C'era pure un treno che partiva verso la mezzanotte.
Entrò nel vasto e risonante atrio della stazione. Interrogò un facchino assonnato. Il diretto per Verona? Era partito pochi minuti fa. Il prossimo treno? Un accelerato, alle ventitrè e quaranta.
Alberto guardò l'orologio. Aveva due ore da aspettare. Bevette un cognac al buffet; poi tornò fuori nelle strade buie e deserte.
Incerto, senza mèta, s'avviò pel lungo viale, sotto gli alberi spogli verso il fiume. Si trovò in faccia al Nuovo Ponte, dalle nereggianti statue dardeggiate di luci elettriche. Lo traversò; e inoltrandosi verso l'ombra più densa seguì la strada che sale ripida alla collina di San Vito.
Col pensiero egli già precorreva l'imminente viaggio. Immaginava l'arrivo alla casa paterna, la commossa sorpresa dei suoi, le festose accoglienze. Poi la calma, il riposo di quel sereno ambiente; la dolce semplicità di quegli affetti che gli fascerebbero come di bende rimarginatrici l'anima piagata dalle male passioni.
Sì! Era questa la salvezza. Circondato e protetto dalla vigile tenerezza paterna, dall'amorosa ansia della mamma e della sorella, e—sì! anche dalla timida adorazione della bionda cuginetta Alix, candido fiore di dolcezza—egli non temerebbe più la malìa della creatura malvagia che per quasi due anni aveva dominato la sua esistenza.
E di nuovo rabbrividì, pensando su quale strada di perdizione si era messo con costei. Che cosa aveva ella fatto di lui in questi due anni di passione? Era passata sulla sua vita come l'incendio delle praterie, devastando tutto, distruggendo tutto, lasciando dietro di sè un solco di cenere e desolazione.
Che cosa aveva egli compiuto dacchè la conosceva? Nulla; meno di nulla. Che ne era di lui come uomo e come artista? Aveva fatto qualche brutto quadro che non era piaciuto a nessuno, neppure a lui; si era guastato cogli amici, aveva rinnegato i suoi ideali, aveva disertato dai suoi doveri.
Sopratutto sentiva di essere moralmente sminuito e deteriorato.
Egli, ch'era sempre stato, per istinto e per educazione, di una lealtà a un tempo candida e ferrea, era divenuto equivoco e complesso. Mentiva per Raimonda e con Raimonda. Tutta la sua esistenza era una menzogna; ed egli non aveva più nè principî, nè volontà, nè dignità, nè fermezza. Era sulla china ineluttabile del completo avvilimento.