Quella donna che, da principio, aveva finto di interessarsi alla sua arte, che aveva ostentato un grande entusiasmo per l'opera sua e il suo ingegno—non appena era riuscita a sedurlo, a soggiogarlo, che cosa aveva fatto? Dov'erano sfumati i nobili propositi dei primi tempi quando essa dichiarava di volerlo aiutare, ispirare, spingere verso la celebrità e la gloria?
Un amaro sorriso torse il labbro del giovane a quei ricordi. Come tutto era stato falso in lei, falso e vile e menzognero! Che cosa le era mai importato di lui come artista? Che cosa contava per lei l'ingegno, l'ispirazione, l'arte? Ma se per l'arte essa non aveva che odio! odio e disprezzo e rancore, come d'altronde per tutto ciò che, anche per breve tempo, lo allontanava o lo distraeva da lei!
Ella, che pure si arrogava il diritto di seguire ogni propria fantasia, di concedersi ogni più stravagante capriccio, da lui esigeva la dedizione completa; esigeva ogni ora della sua giornata, ogni pensiero della sua mente. Nulla all'infuori di lei doveva più esistere: nè il passato, nè il presente, nè l'avvenire.
Quanto al suo lavoro, egli quasi non osava più parlarne. Ella gli aveva vietato di frequentare gli studi dei colleghi; gli aveva vietato di aver modelle; gli aveva vietato di far ritratti di donne—e financo di uomini, perchè questi potevano condurre nello studio le loro mogli o le loro figlie o le loro amanti.
D'altronde, come avrebbe egli potuto lavorare nell'atmosfera di febbrile irrequietezza ch'essa gli creava d'intorno?
Ad ogni istante, a qualsiasi ora del giorno, ella lo mandava a chiamare; gli telefonava; gli scriveva. Oppure arrivava lei stessa nello studio, perturbante e tempestosa, coi suoi sorrisi e le sue collere, le sue recriminazioni e le sue carezze; coi suoi profumi, colle sue eccentricità, colle sue snervanti storie d'avventure capitatele per via. Allora bisognava lasciar lì tutto e occuparsi esclusivamente di lei. Bisognava farle delle scene di gelosia perchè lei, a sua volta, non gliene facesse...
Oppure, se lei non veniva, se non lo chiamava, se non gli mandava a dir nulla—era lui che, inquieto, sospettoso, abbandonava d'improvviso i pennelli per correre fuori a vedere dov'ella fosse e che cosa facesse.
Ah! era una vita infame, era una vita grottesca e abominevole. Sì; era tempo, era ben tempo di finirla!
Correva, Alberto, su per la collina deserta. Ai lati della strada, nell'ombra, le siepi e i cespugli parevano delle nere bestie accovacciate in atteggiamenti minacciosi e strani.
Un orologio lontano battè due rintocchi. Le dieci e mezza. Bene. C'era tutto il tempo. Mancava più di un'ora alla partenza del treno. C'era tutto il tempo.