Laggiù, oltre la lucida striscia del fiume, oltre l'arco del ponte, era il tranquillo e oscuro viale, sprofondato nella pacata ombra notturna. La sua casa era lì; le finestre brillavano, illuminate ancora.
Perchè struggersi? Perchè lottare? Perchè soffrire?
Ella lo attendeva, coi suoi occhi verdi, colle sue mani morbide, col suo petto dolce-anelante su cui poggiare il capo e riposare...
Perchè struggersi? Perchè soffrire?
Varcato il ponte, Alberto sostò.
Alla sua sinistra, ecco, si ergeva, vagamente illuminata, la tettoia della stazione...
Allora egli volse a destra, affrettando il passo.
Correva adesso. Un trillìo gli percorreva le membra, quell'acuto trillìo che precede la vietata gioia, quel trillìo sottile che accompagna la rinuncia allo sforzo, il soccombere alla tentazione, e la certezza dell'imminente piacere.
Ecco il viale silente... ecco la casa. Con mano tremante il giovane trasse di tasca la chiave del portone.
La serratura stridette; la porta cigolando s'aprì... E si richiuse.