Poi ella disse a voce bassa:
—È vero.
Seguì un nuovo silenzio.
—È vero. Io ho sempre amato così...—E sembrava sbigottita ella stessa di fronte ai suoi ricordi. Cogli occhi spalancati e fissi pareva guardare nel suo passato.
—Ho amato così... per la sventura mia e la rovina altrui.
Di nuovo un senso di disgusto più profondo invase Alberto e gli chiuse in uno spasimo la gola. Si accasciò presso al letto coprendosi il volto colle mani.
Ma ella continuò, vaneggiante, allucinata:
—Anche Adriano l'amavo così. L'amavo! E perciò i suoi occhi mi facevano paura—i suoi vividi, spietati occhi giovani, che vedevano tutto! che vedevano accanto a me, sfiorita e intristita, a me fosca ed arsa dalla passione, la beltà mattinale di altre donne!
Sostò un attimo, ansante. Indi riprese come parlando con sè stessa:
—Quando ebbe compiuto quell'inaudito atto d'amore, io prostrata davanti a lui, demente e disperata non potevo abbastanza gridargli il mio rapimento, la mia adorazione! Sarei morta per lui mille volte, morta di mille morti dolorose s'egli l'avesse voluto, morta, con lui o per lui! Non si può, non si può essere più pazzamente grata, più beata e straziata insieme di ciò ch'io ero allora!... Ma lui non mi credeva. Mi dilaniava coi suoi sospetti. Non mi vedeva! Era questa la cosa atroce: non mi vedeva! Non poteva leggere nel mio povero volto disfatto il disperato amore che sentivo per lui. «Che cosa pensi?» prorompeva ad ogni istante. Dieci, cento, mille volte al giorno mi lanciava come una pugnalata quella domanda: «Che cosa pensi?». E qualsiasi cosa io rispondessi lo metteva in furore. Di giorno, di notte, mi aggrediva, aspro rapido repentino: «Cosa pensi?». Mentre gli parlavo m'interrompeva, fremente e maniaco: «Cosa pensi?». E se tacevo m'afferrava il braccio con quel grido rauco, terribile, pazzesco: «Cosa pensi?»—«Non penso nulla!» piangevo io.—«Sì! sì!... Tu pensi che sono uno sventurato! Tu pensi a fuggire! tu pensi ad altri...». Ed io che non le pensavo queste cose, quand'egli me le diceva dovevo pensarle!... Oh, Alberto! Alberto, mio adorato! Cerca di comprendere, cerca di comprendere che giorni terribili, che giorni di orrore e d'incubo furono quelli!