Il giovane non si mosse nè rispose.

—Egli mi sfuggiva... sentivo che mi sfuggiva ancor più che quando ci vedeva. Io ero ai suoi piedi, tremante e piangente, ma lui si chiudeva in una fortezza di silenzio e d'odio; si murava nella sua prigione di oscurità! Che cosa dovevo fare, io che l'amavo?... che l'amavo!

Alberto trasalì: quel grido d'amore per un altro uomo gli faceva orrore. Ebbe come in un lampo la visione di tutti gli amori di costei: di tutti gli uomini ai quali ella si era aggrappata urlando e piangendo, come ora s'aggrappava a lui, come ieri a Adriano...

La staccò da sè, con violenza.

—Basta!—gridò;—basta. Non voglio sentire più nulla. È inutile. È finita.

E scattò in piedi.

Ella lo seguì cogli occhi stralunati mentre egli s'aggirava febbrile per la stanza, radunando con gesti incomposti le cose sue, per uscire, per andarsene.

—Che fai? Che cerchi?—balbettò lei.

Egli si mordeva le labbra senza rispondere. Appariva a sè stesso ridicolo e compassionevole. Gli pareva di recitare una specie di commedia, truce e grottesca a un tempo; gli pareva di assumere la parte di un individuo che non gli somigliava. Non sapeva più quanto di sincero e quanto di mendace era in lui e nei suoi atti.

—Ma dove vuoi andare? Vuoi lasciarmi?