La fece.
Il primo numero del programma era il suo; e quando egli apparve fu salutato da applausi prolungati ed entusiastici. Ma appena la sala si fu accomodata in un silenzio pieno d'aspettativa, il panico lo colse.
Svariate cose gli scapparono subito dalle maniche; oggetti inattesi che non avrebbero dovuto ancora presentarsi gli facevano capolino dalle tasche; quando voltava le spalle gli si vedeva la schiena gonfia di oggetti nascosti; e per colmo di sventura delle bandierine apparvero e si spiegarono [pg!155] di moto proprio molto prima del tempo, e in certe parti della persona dove non è solito esporre bandiere.
Sua madre guardandolo, era tutta in un bagno di sudor freddo. Eva aveva chiuso gli occhi e pregava il cielo che la finisse presto.
Ma non finiva. Quelle bandiere che avrebbero dovuto essere la chiusa patriottica e trionfale della sua rappresentazione essendo apparse al bel principio, pareva ora all'angosciato Giorgio che non vi fosse più modo di finire. Tirò avanti, smarrito, colla gola arida, frugando qui, abbrancando là, trovandosi nelle mani un cappello a cilindro, un fazzoletto e un uovo, senza la più lontana idea di che cosa ne avrebbe fatto.
Chérie da principio lo aveva seguìto con serietà ed attenzione, ma quando egli, incontrando improvvisamente il suo sguardo, lasciò cadere l'uovo — le parve di dover ridere o morire.
Quando poi una palla da tennis gli cadde dalla manica ed egli andò carponi a cercarla sotto il pianoforte a coda, mentre la bandiera britannica gli scendeva lentamente da sotto alla marsina e si svolgeva solenne dietro a lui — Chérie si sentì mancare. E rise, rise nascondendo la faccia tra le mani, rossa la fronte, rosso [pg!156] il collo, colle sottili spalle sussultanti, mentre Luisa le dava bruscamente di gomito susurrando: «Sta ferma!... Non ridere!... Non ridere, che ti guarda!»
Difatti Giorgio uscendo di sotto il pianoforte vide subito quella figuretta scossa dalle risa in prima fila; e le mani gli divennero più umide e la gola più secca.
Finalmente il Reverendo Smyth nelle quinte, per porre fine alla prolungata angoscia di Giorgio e del pubblico, si diede ad applaudire rumorosamente; e l'umiliato prestigiatore se ne andò rapidamente, mentre dalla tasca posteriore della sua marsina sporgeva il capo, con occhio curioso e perturbato, un coniglio.
Dietro le quinte il Reverendo tentò di confortarlo: