L'esecrabile contegno dei profughi e il contagio del loro ridere insensato aveva dato luogo ad una specie d'isterismo che si era propagato per tutta la sala. L'intero uditorio aveva finito col cedere ad una ilarità pazzesca e irrefrenabile.
Ogni numero del programma veniva accolto da risa soffocate, talvolta addirittura da strilli [pg!164] di risa frenetiche dalla parte più giovane del pubblico.
Il Reverendo — che anche lui a dire del signor Mellon era stato trovato convulso ed esausto su di una panca in un'aula vuota della scuola — fece, alla fine dello spettacolo un discorsetto breve ma caustico.
«Sarà colpa nostra e dei nostri troppo modesti talenti,» disse, «se non abbiamo saputo che destare le facoltà risive dei nostri ospiti forestieri... Ad ogni modo,» concluse, «ho il piacere di annunciare che la somma raccolta è di lire sterline 16, sette scellini, e sei pence.»
I profughi se la svignarono umiliati e vergognosi; e per molto tempo furono trattati come paria da tutta la contea di Surrey.
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Quanto agli artisti, da quel funesto giorno in poi nessuno ha mai più osato pronunciare la parola «concerto» in presenza di Madame Mellon, di Miss Johnson o di Miss Prim.
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XI.
Diario di Chérie.