Ed è sola. — Non c'è che l'ufficiale dai capelli rossi che giace addormentato sul divano. Mi viene un'idea! Attraverso la stanza, che mi ondeggia sotto ai piedi come un mare, vado alla mensola dove Luisa ha lasciato la fiala del sublimato, l'afferro, l'apro, mi riempio le mani di quelle pastiglie rosse. — poi corro alla tavola.
C'è un calice ancora quasi colmo di champagne... vi lascio cadere le pastiglie — poi mi volto perchè sento qualcuno scendere le scale. Eccolo! E' lui. E' apparso in cima alla gradinata, accanto a Mirella. Mi vede e ride.
«Ah! la colombella che voleva sfuggirmi!...»
Io gli sorrido, indietreggiando verso la parte [pg!178] della tavola dove ho posato il bicchiere. Egli si passa la mano sulla fronte, sui capelli. Ha il viso acceso: certo beverà ancora —
E si accosta barcollando a me, mi cinge con un braccio la vita — coll'altra mano — sì!... sì!.... prende il bicchiere.
E ancora questo rivedo nella mia memoria, chiaro come se vi fosse scolpito con un coltello: quell'uomo alto che mi sta a fianco, che mi tiene stretta a sè — ed alza il calice di champagne alle labbra. Trattengo il respiro. Beverà!
No! Si è arrestato, come impietrito e guarda dentro al bicchiere.
Il suo sguardo è fisso, senza espressione. Guarda in fondo al bicchiere quella sostanza colorata da cui salgono e si svolgono delle lenti spirali di colore, tingendo di rosa vivo il pallido vino ambrato.
Per un tempo che a me sembra un'ora, un'eternità, egli fissa così il fondo del calice, poi quelle sue iridi chiare si volgono lentamente verso di me. Ed è quella l'ultima cosa ch'io vedo.
Nel deliquio in cui piombo e m'affondo porto ancora con me il ricordo di quegli occhi chiari, di quello sguardo fisso — odo vagamente lo scroscio del bicchiere ch'egli getta lontano da sè.... poi sulle mie braccia è la stretta delle sue mani ardenti.... E nulla più.