Sento ch'egli dice in tedesco — e ride, e ride — «Da bleibst du... und schaust zu!» La ucciderà? Mio Dio! La ucciderà? No. Ripete ancora: «Starai a vedere — starai a vedere!»

Che cosa vuol fare? Vuole uccidere me? Uccidermi sotto agli occhi della bimba?...

Adesso mi si avvicina.... Ancora la nebbia bianca.... la nebbia bianca mi cala sul cervello! Vedo l'altro ufficiale, quello che aveva tentato di spingermi verso la porta — Glotz! Sì! si chiamava Glotz! — ebbene, lo vedo gettarglisi contro, afferrarlo per le braccia e cercare di fermarlo, di trattenerlo lontano da me.... Allora mi slancio in soccorso di Mirella, cerco di slegarla, di strapparla di lì, di liberarla.... Non [pg!176] posso, non posso, non ho forza! E lei piange, piange.....

Glotz mi grida ancora in tedesco: «Va via! Va via!» e vedo che lotta coll'altro per darmi il tempo di fuggire.

Allora fuggo. Salgo le scale inciampando e cadendo ad ogni scalino, gridando: «Luisa! Luisa!» Arrivo, non so come, alla sua porta. E' chiusa! E dentro odo dei rumori — il respiro affannoso d'un uomo e parole rauche e concitate. Convulsa, soffocata da un indefinibile orrore mi precipito verso la mia stanza. — Mi chiuderò dentro, aprirò le finestre e chiamerò aiuto....

Sulla soglia di camera mia, con un sussulto mi fermo. Cos'è, cos'è che giace là sul limitare? Una cosa informe, nera... in una pozza di sangue! — Amour!

E' Amour — morto! col cranio sfracellato.

Mentre lo sto a guardare odo dei passi che salgono correndo le scale. E' lui — è quell'uomo dagli occhi chiari — che viene a cercarmi! Mi getto innanzi alla cieca coi piedi che sdrucciolano nel sangue di Amour, e mi nascondo dietro le tende dell'alcova dove sono appese le mie vesti.

L'uomo si ferma sulla soglia e guarda intorno. Vede il cane morto sul limitare e con [pg!177] un'esclamazione di ribrezzo cerca di spingerlo in là col piede. Dà un'occhiata in giro alla stanza; gli sembra vuota; allora si volta e se ne va pel corridoio; lo sento aprire altre porte, battere col pugno all'uscio di Luisa, donde una voce d'uomo gli risponde. Poi lo sento correre su, all'ultimo piano, in cerca di me.

Striscio fuori dal mio nascondiglio, incespico in quella terribile cosa che una volta era Amour, e scendo a precipizio giù per le scale e nel salotto. Mirella è ancora lì, legata alla ringhiera, il suo viso è rovesciato all'indietro, è livida, sembra una morta.