Ho paura — e bevo.

Essi cantano, ridono, e uno di qua, uno di là mi fanno bere, e bere ancora — dello champagne freddo e spumante, del cognac che brucia come il fuoco — finchè mi vengono tali vertigini che sento il pavimento ondeggiare sotto i miei piedi....

Piango e piango, e chiamo Luisa; ma ella non è più nella stanza.

Vedo Mirella appiattata in un angolo che mi fissa, bianca in viso, terrorizzata.

«Mirella! Mirella!» le grido ed ella dà un balzo e si slancia verso di me, strillando come [pg!174] una creatura impazzita; ma l'uomo dagli occhi chiari l'afferra per i polsi e ride.

Quell'altro — uno degli altri, non so quanti siano — uno che aveva i capelli rossi ed aveva declamato non so che cosa in tedesco, si sdraia sul divano e s'addormenta.

Ma un altro ancora — ricordo che aveva una faccia tonda, ricordo che gli altri lo insultavano ed imprecavano contro di lui — mi si avvicina e mi susurra qualche cosa all'orecchio. Non ho paura di lui.... so che cerca di aiutarmi. Ma mi sento così male, la testa mi gira a tal punto che non capisco ciò che mi dice. Egli mi spinge verso l'uscio, e mi dice in tedesco: «Geh! Geh! Mach dass du fort kommst!» E ancora mi spinge, gridandomi: «Ma vattene dunque! Corri — la porta è aperta!»

Ma io mi volgo per vedere cosa fanno a Mirella.

La vedo che tiene in mano un bicchiere rotto e tenta colpirne in viso l'ufficiale alto, mirando a quegli occhi chiari, quasi volesse acciecarli. Egli ha un po' di sangue sulla gota e sul mento, ma ride ancora — ride. Ora si china e afferra la mia sciarpa celeste ch'è caduta in terra; prende Mirella e colla sciarpa le lega le braccia dietro la schiena, e l'avvolge, l'avvolge tutta finchè ella non può più muoversi....

[pg!175] Poi.... Aspetta! — Aspetta! lasciate che ricordi!... poi prende una delle cinture di cuoio rimaste sulla poltrona e con quella attacca la bambina alla ringhiera — a quella breve ringhiera di ferro che conduce al primo pianerottolo. Ecco, sì. — Lo vedo che la trascina e la solleva su per quei quattro gradini; butta via con un calcio il vaso da fiori cinese ch'è sull'ultimo scalino, per avvicinarsi meglio alla ringhiera... e vi attacca colla cintura di cuoio la bambina... Ah! quel piccolo viso folle che si volge verso di me! Ah, quelle braccia legate!...