Diario di Chérie.
2 Novembre — Giorno dei Morti.
E' strano; eppure anche ora di quando in quando mi riprende quella idea fissa — l'idea che in quella notte sia morto qualcuno.
E — cosa più strana ancora — non mi riesce di liberarmi dal pensiero che sono io, io stessa che fui uccisa; io, Chérie, che non esisto più.
Non posso descrivere questa sensazione. Sarà certo una forma di debolezza cerebrale, di aberrazione provocata dalla scossa morale che abbiamo sofferto. E' quello che il buon dottore inglese — chiamato a vederci tutt'e tre, ma specialmente per tentare di guarire Mirella — chiama «trauma psichico». Egli dice che Mirella soffre di trauma psichico: vuoi dire che la sua anima è stata ferita.
[pg!184] Ebbene io, talvolta, provo la sensazione che l'anima mia non solo sia stata ferita, ma uccisa, assassinata mentre ero svenuta in quella notte di terrore.
Mi pare che non sia io — non la vera Chérie, ma un fantasma, uno spettro che mi assomiglia e porta il mio nome — colei che passeggia per questi placidi parchi inglesi, che parla e sorride, che bacia e conforta Luisa, che prega per Claudio e per Florian.
Florian!... Florian! Dove sei? Che forse anche tu sia morto? Che questo senso d'annientamento, d'irrealità in me, non sia che un presagio, un avvertimento della tua vera morte?
Ah! mio diletto dagli occhi azzurri, mio gaio e temerario eroe, sei tu forse già fuori della vita? Se io pur andassi peregrinando per tutta la terra non ti troverei forse mai più?
Ah! fossimo anche noi raccolte sotto l'ala quieta e sicura della Morte — Luisa ed io e la povera Mirella; tutte e tre stese nel buio e nel silenzio con gli occhi chiusi e le calme mani incrociate....