«A spese della vita umana ch'essa porta in sè?» chiese il Vicario, colla voce soffocata.

«Sì, sì. A spese di questo germe di vita malefico e intossicato.»

Il Vicario con gesto di orrore si portò la mano alla fronte; ma lo scienziato, irremovibile, continuò:

«Se gli eventi seguissero il loro corso, tu lo sai al pari di me ciò che ne risulterebbe. Ammetterai [pg!223] che la creatura concepita nella violenza e nell'alcoolismo sarà probabilmente un anormale, un degenerato, un epilettico.» Il dottore additò il divano dove giaceva Luisa livida e svenuta. «E la madre? Guardala! La madre andrà al cimitero o al manicomio.»

Il Vicario non rispose. La signora Yule con gli occhi pieni di lagrime e le mani tremanti gli si avvicinò, ma egli distolse il viso e guardò fuori sul giardino ormai quasi buio sotto la scrosciante pioggia.

Finalmente si volse, austero e pallido, verso il dottore:

«Reynolds, noi siamo dei vecchi amici, non è vero? Orbene, con quanto affetto, con quanta autorità ho, ti prego — ti comando di desistere dal tuo proposito.» E poichè il dottore taceva, soggiunse: «Ricordati, Reynolds, l'atto che stai per compiere non è solamente immorale — è anche illegale.»

«Se la tua coscienza, Yule, ti spinge a denunziarlo all'autorità, fa pure.» E il dottore si chinò sopra l'incosciente Luisa e le toccò la fronte e il polso. «Quanto a me, farò il mio dovere.»

«Ed io farò il mio,» dichiarò tremando il sacerdote.

«Che sarà — di pregare per loro!» implorò [pg!224] sua moglie, ponendogli le braccia intorno al collo e tentando di trarre a sè quel viso severo e doloroso.