«E farete bene, sant'uomo che siete!» L'inattesa esclamazione irruppe impetuosa dalle labbra della signora Yule; e pur tremando sotto lo sguardo stupito e sdegnato di suo marito ella nè ritrasse, nè rimpianse quelle parole.
«Clara, tu hai detto un'empietà!» e nella voce del prete tremava più che lo sdegno una profonda sofferenza. «Non si infrangono impunemente le leggi divine —».
Il dottore scattò:
«Ma via, Yule! Non è per legge divina che quella sciagurata si trova oggi in queste condizioni. Ogni legge divina e umana è stata infranta dagli immondi bruti che la guerra ha scatenato!»
Il Vicario non rispose; e l'uomo di scienza continuò:
«La legge divina dà alla donna il diritto di selezione. Essa ha il diritto di scegliere chi sarà il padre delle sue creature. E questo sacrosanto diritto è stato violato.»
«E questo giustifica forse un delitto? Reynolds, Reynolds — ti renderesti reo di un crimine?»
«Reo o non reo,» dichiarò il dottore, «davanti [pg!222] a questo caso sento l'obbligo di intervenire.»
Il Reverendo tremava, scuotendo le mani congiunte: «Tu — tu uccideresti un essere umano?»
«Non è quasi ancora un essere umano,» fece il dottore crollando impaziente le spalle. «Per me, questa donna è afflitta da un morbo, da una infermità. Porta in sè un male che va estirpato, un male che corrompe ed avvelena le più profonde sorgenti della vita. Se questa donna in queste stesse condizioni fosse tisica, tu lo sai che si ammetterebbe senz'altro l'intervento. Orbene, essa è malata; essa è psicopatica. Il continuare in queste condizioni mette a repentaglio la sua vita e la sua ragione. Il dottore ha il diritto, anzi, ha il sacrosanto dovere di salvarla — se può.»