E piansero tutte quante, amaramente e a lungo. Anche Frida, colla faccia nel fazzoletto, singhiozzava — un po' per fare come gli altri e un po' perchè un profondo Weltschmerz le commoveva il falso e sentimentale cuore tedesco.
Dietro suggerimento di Mirella si misero finalmente a tavola, e prendendo il caffè si sentirono un po' meglio. Visto che quasi tutti gli uomini di Bomal erano partiti o dovevano partire, fu un conforto per tutti il pensiero che Fritz Hollaender, il domestico confidenziale del dottore, essendo olandese, poteva rimanere. Certo Fritz non era una persona molto amabile; era anzi quasi sempre imbronciato e taciturno; ma, come fece osservare Luisa, appunto per questo si sentiva che era una persona di cui ci si poteva fidare.
«Io» — disse la saggia Luisa, che aveva ventott'anni ed era una fervida ammiratrice di Georges Ohnet — «io mi fido sempre delle persone [pg!26] che parlano poco e vi guardano bene in faccia quando rivolgete loro la parola.»
«A me Fritz non piace niente affatto,» dichiarò Mirella. «Trovo odiosa la forma della sua testa.»
«Non dir sciocchezze.» osservò Chérie.
«E detesto le sue orecchie,» soggiunse Mirella.
Frida, che stava inzuppando un croissant nel caffè, alzò il capo. «Egli ha le orecchie che Iddio gli ha date,» disse con le sottili labbra un po' tremanti.
Tutte la guardarono stupefatte, ed ella, facendosi di brace, abbassò il capo e rituffò il panino nella tazza.
Dopo colazione Luisa andò a riposare per qualche ora; Frida disse che aveva da scrivere delle lettere, e si ritirò in camera sua; mentre le due fanciulle decisero di andare alla Maisonnette des Lilas a far visita alle loro amiche, Cecilia e Jeannette Dorè. Bisognava decidere insieme che cosa avrebbero fatto per festeggiare il compleanno di Chérie il giorno 4 agosto.
Arrivate alla villetta di Madame Dorè, trovarono Cecilia e Jeannette affaccendate intorno al loro fratello Andrea, un biondo boy-scout di quattordici anni.