Poichè nel giorno stesso in cui Luisa era partita col dottor Reynolds dalla casa dei Whitaker, il reverendo Yule vi era andato in persona [pg!249] e, con amabile autorità, vincendo le deboli riluttanze della signora Whitaker, aveva preso le due derelitte fanciulle sotto la sua protezione, conducendole via con sè.
La signora Whitaker a dir vero non si era troppo vivacemente opposta alla loro partenza; ma aveva baciato colle lagrime agli occhi quelle due pallide creature che partivano come erano arrivate — mute, smarrite, poveri fuscelli travolti dal turbine della guerra.
In casa del Vicario di Maylands le due sventurate trovarono asilo, e la innocente Mirella e la tragica Chérie furono ugualmente sacre al suo cuore generoso.
Liliana Yule, la fanciulla cieca, ben presto le adorò entrambe.
Soleva sedersi tra loro due, tenendo tra le sue la mano di Mirella, ed ascoltava estatica i racconti che Chérie le faceva della loro fanciullezza nel Belgio.
Mai non si stancava di udire la descrizione del Pensionnat des Demoiselles Thibaut, dove Chérie era andata a scuola; e voleva la narrazione di tutte le loro gite a Bruxelles, a Ostenda e ad Anversa; fremeva ascoltando gli orrori delle prigioni di Château Steen e le visite al campo di battaglia di Waterloo, dove Chérie si era [pg!250] seduta sulla poltrona di Lord Wellington e aveva bevuto il caffè nella storica camera da letto di quel grande generale. Chérie doveva narrarle la loro vita a Bomal; la breve vacanza a Westende, dove imparavano ad andare in bicicletta sulla sabbia, sotto la direzione dell'uomo-scimmia.... E qui i racconti di Chérie si fermavano.
Liliana coi suoi occhi chiusi e il viso intento sempre alzato verso il cielo come alla ricerca della luce, ascoltava; e la dolce espressione del piccolo viso estatico faceva quasi mancare la voce a Chérie, e le riempiva gli occhi di pianto.
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Un giorno arrivò una lettera da Claudio; egli scriveva d'essere quasi guarito della sua ferita; stava dunque per lasciare l'ospedale di Dunkerk per tornare nel Belgio, alle retrovie. Egli mandava il suo pensiero e la sua benedizione a Luisa, alla piccola Mirella, a Chérie. Si sarebbero ritrovati tutti insieme nei bei giorni che presto sarebbero tornati. Chiedeva se avessero notizie di Florian; egli stesso non ne riceveva da gran tempo; l'ultima era stata una cartolina mandata dalle trincee di Loos....
E in quello stesso giorno — era un grigio pomeriggio di Dicembre e nevicava — Luisa, uscita dall'ombra della Vallata della Morte venne, [pg!251] pallido fantasma, a battere alla porta del Vicariato.