«Chérie.» balbettò esitante, «ho pensato.... ho pensato... che cosa diresti se tornassimo davvero a casa?»

«Ma sì, Luisa. Torniamo pure,» acconsentì Chérie, colla blanda serenità di chi non ha altra missione che l'attesa.

«Allora partiremo. Partiremo presto,» disse Luisa febbrile. «Arrivate a Bomal, metteremo la casa in ordine; la faremo bella per quelli che torneranno...»

«Sì,» rispose quieta Chérie.

«Poichè torneranno! Torneranno, e ci troveranno là ad aspettarli. Se pure la tempesta è passata sopra di noi,» la voce le si ruppe in un singhiozzo, «tuttavia Mirella guarirà — lo so, lo sento. E tu, tu — oh, Chérie!» cadde a ginocchi accanto alla fanciulla tremante — «tu devi purificarti, redimerti.... sì! anche tu, anche tu devi distruggere questa fonte di vergogna, [pg!258] d'odio e d'orrore... te ne prego, te ne supplico...»

Chérie volse a lei il volto grave, inesorabile, ispirato.

«Luisa, nessuna tua parola, nessuna tua preghiera può mutare l'animo mio. Ognuna di noi è arbitra dei proprî destini. Ciò che per te è vergogna, odio, orrore — per me è amore, meraviglia, estasi. Non so spiegarlo; io stessa non lo comprendo. Ma sento che prima di distruggere volontariamente questa vita che porto in me, mi strapperei il cuore — vivo e pulsante — dal petto.»

Luisa tacque, impallidendo.

Ma troppo il pensiero del ritorno in patria le stringeva il cuore.

«Chérie.... ma se torniamo a casa?... Pensa — pensa che cosa dirà la gente che ci ha conosciute?»