[pg!255] Luisa si trovava ogni notte a sognare quel ritorno: sempre ne scacciava il pensiero con ira e con paura, ma sempre quel pensiero tornava a martellarle il cervello, a stringerle il cuore.
Appena chiusi gli occhi — ecco, si figurava di partire da Maylands, di traversare la gelida e turbolenta Manica, di sbarcare a Ostenda, di passare per Louvain, Tirlemont, Liegi — e arrivare a Bomal!... Traversava correndo le vie del villaggio, giungeva al cancello di casa sua... entrava, saliva le scale, apriva l'uscio della camera di Claudio!... Con una scossa Luisa si destava alla realtà. E un istante dopo ricominciava il sogno.
A poco a poco la nostalgia come un enorme serpe le si attorcigliò al cuore, serrandoglielo, stritolandoglielo nelle sue spire, avvelenando del suo morso virulento ogni ora della sua giornata. La bramosia insostenibile di rivedere la sua patria, di riudire la sua favella la strinse, la straziò; e nulla potè più calmare quella sofferenza. Ripensando la sua patria sanguinante sotto il calcagno dell'invasore, più forte e più struggente si faceva in lei quella tortura che si chiama il male del paese.
Finalmente il senso dell'esilio le divenne intollerabile. Tutto ciò che era inglese la urtava, [pg!256] la feriva; odiava la vista della gente inglese, il suono delle voci inglesi, il modo di pensare inglese. Nelle tempestose acque della Manica che la separavano dalla sua patria dolorosa sentiva sommerso ed affogato il cuore.
Dieci giorni dopo aver detto a Chérie di non parlarne mai più. Luisa non pensava ad altro, non sognava altro che quel ritorno a casa — alla sua casa devastata, profanata. Ivi voleva rifugiarsi, ivi aspetterebbe Claudio, nella fede, nella speranza e nella preghiera. Si sentirebbe più vicina a lui quando il deserto grigio di quelle nordiche acque non li separasse più.
Là, nel giorno beato della liberazione e della redenzione del Belgio, egli la troverebbe, ferma, fedele, aspettante il suo ritorno. — Ah! certo, certo quel giorno non poteva ormai più essere lontano!
.... Ma ahimè, che direbbe Claudio trovando la sua bambina, muta, inconscia, vagante nell'ombra della vita come un piccolo spettro?... trovando sua sorella Chérie —
Luisa, al pensiero di Chérie si torceva le mani piangendo.
Una notte, torturata dall'insonnia, ella entrò nella camera della cognata. Aveva aperto adagio la porta per non svegliarla; ma Chérie non [pg!257] dormiva. Stava seduta accanto al fuoco cucendo e canticchiando piano.
Appena vide Luisa balzò in piedi arrossendo, e cercò di nascondere il lavoro che teneva in mano. Ma Luisa lo vide. Era una mantellina bianca da neonato che Chérie stava ricamando. Allora anche le guancie pallide di Luisa si fecero di fiamma.