Florian tentò di rizzarsi in piedi, ma pareva che il terreno si alzasse con lui; non poteva staccare le mani da terra. Il cratere e il cielo gli turbinavano d'intorno e dovette tornarsi a sdraiare.
Sorse dal tonante oriente la notte, e spense il crepuscolo.
Frattanto il Feldwebel Karl Sigismund Schwarz era di nuovo nel Caffè des Westens. Sì, sì, era perfettamente così. Il Caffè des Westens. L'orchestra di centomila contrabassi gli rimbombava nelle orecchie, ed egli batteva, a tempo colla musica, il suo braccio pesante sul marmo della tavola; e gridava al cameriere Max che gli portasse qualche cosa da bere.
Max arrivava correndo e gli porgeva un vassoio carico di bevande: grandi schoppen ghiacciati di Münchener e Lager, e bicchieri colmi di limonata gelida — scegliesse. Quale voleva? E Karl non poteva decidersi. Colla gola arsa, collo stomaco in fuoco dalla sete stava a guardare quelle fresche bibite, le birre gelide, le limonate [pg!267] aspre e ghiacciate — e sentiva di non poter prenderne una per non lasciare le altre. Avrebbe voluto versarle tutte insieme sul fuoco che gli ardeva dentro. Vediamo.... beverebbe prima la birra — no, prima la limonata — no, prima la birra....
D'un tratto si avvide che la Wasserleiche — (sapete bene, la Wasserleiche del Caffè des Westens.... quella donna che chiamano «l'Annegata» perchè ha l'aspetto così cadaverico, le carni così verdognole, come se fosse rimasta sott'acqua due giorni e poi ripescata...) ebbene, l'Annegata si slancia sul cameriere e lo abbraccia. E giù i bicchieri dal vassoio!... Ping! — pang! — giù tutti! tutti fracassati! — Ping! — pang!
Quando mai si è sentito dei bicchieri fare un fracasso simile?... E non restava più nulla da bere; nulla — in tutto il mondo!...
Allora il Feldwebel Schwarz si mise a piangere. Egli stesso si udiva gemere e mugolare mentre l'Annegata gli pizzicava il braccio...
E poi non era Max che l'Annegata aveva abbracciato. Già, quella non abbracciava mai gli uomini. No; era la sua amica Mélanie, che adesso stava lì anche lei e rideva colla bocca aperta come ne aveva il vezzo, mostrando il palato roseo [pg!268] e i piccoli denti da lupacchiotto, bianchi e aguzzi.
Il cameriere Max susurrò a Karl Schwarz che se voleva qualche cosa da bere doveva fare la corte a Mélanie. Allora per lusingare quella viperetta Karl volle cantare la canzone della famosa contessa sua omonima:
«Unter Bäumen
«süsses Träumen
«liebte Gräfin
«Mélanie!»