Ma, strano a dirsi, invece di quelle parole gliene venivamo sulle labbra delle altre:
«Die Flundern —
«Werden sich wundern.»
Cantò innumerevoli volte questo brano di romanza da Cabaret senza mai arrivare a finirla. Il cameriere Max, sdraiato per terra in mezzo ai bicchieri rotti, applaudiva rumorosamente.
Era insopportabile il fragore di quegli applausi; gli penetravano nel cervello, gli spaccavano il cranio.... e Mélanie frattanto non gli dava nulla da bere. Allora cercò di abbracciarla, ma l'Annegata, che non permetteva a nessuno di abbracciare Mélanie, si slanciò su di lui rabbiosamente e gli morse il braccio.
[pg!269] Karl gridò per lo spasimo; e allora anche Mélanie si curvò su di lui, mostrando i suoi denti da lupo, ed anche lei lo morse al braccio.
Gli strappavano, gli sbranavano le carni; non gli riusciva di liberare il braccio da quelle due terribili creature.
«Verdammte Sauweiber!» urlò. E quell'urlo stesso lo svegliò.
Vide il cielo notturno tempestato di stelle: e là accanto giaceva ancora la figura prona del belga. Probabilmente — pensò Karl — quelle belve, Mélanie e l'Annegata, avranno azzannato e sbranato anche costui. Bisognava tenerle lontane ad ogni costo. Perciò egli dovette seguitare a cantare colla sua gola arsa ed arida:
«Die Flundern,
«Werden sich wundern...»
«Die Flundern
«Werden sich wundern...»
Gli pareva che queste parole dovessero esercitare qualche occulto potere contro le sue tormentatrici; e così egli continuò a ripeterle per tutta la notte.