Un'onda di mortale debolezza e nausea invase Florian. Allentò il braccio, e su di esso ricadde all'indietro la spaventosa testa insanguinata del nemico. Florian si abbattè accanto a lui svenuto.
Così giacquero per lunghe ore, fianco a fianco, come fratelli — il vivo e il morto, l'ufficiale belga col braccio intorno al soldato tedesco. E così due militi della Croce Rossa li trovarono nei [pg!272] brividi dell'alba, allorchè scesero a sdruccioloni entro il pendio del cratere portando tra loro una barella ripiegata.
Erano entrambi giovanissimi i due militi; avevano troncato a mezzo i loro studi di filosofia all'Università di Bonn allo scoppio della guerra, lasciando da parte Kant e Hegel per intraprendere un rapido corso di chirurgia. Il più giovane dei due — che aveva i capelli biondi come il miele — si dilettava a scrivere delle insensate poesie latine ch'egli asseriva essere nello stile di Lucrezio.
Deposero la barella. Stettero silenziosi e immobili a guardare quelle due figure irrigidite nel fraterno abbraccio; quell'atteggiamento narrava tutta la storia dell'agonia. La mano di Florian poggiava sul petto del tedesco morto tenendo ancora nelle dita rilassate la fiaschetta aperta del cognac; il volto sanguinoso del loro camerata posava fidente sul braccio ripiegato del nemico.
Un'emozione profonda strinse alla gola i due che guardavano. Il più giovane — quello che scriveva i versi latini — si chinò e pose la mano quasi invocando una benedizione, sulla fronte pallida di Florian.
Trasalendo si volse al compagno.
[pg!273] «E' vivo!» esclamò.
L'altro a sua volta toccò la fronte del belga; poi ne sollevò la mano inerte per sentirgli il polso.
Inginocchiati accanto a lui gli versarono dell'acquavite in bocca; indi con tutti i mezzi noti alla scienza, muti, tenaci, persistenti lo contesero alla morte; dopo qualche tempo un tremulo soffio di vita alitò su quelle labbra cenericcie e le spente pupille azzurre oscillarono in uno sguardo vago.
I due tedeschi si rimisero subito in piedi. Finchè il belga giaceva svenuto col braccio attorno al collo del loro morto compagno, egli era per loro un eroe e un amico. Ora, vivo, con gli occhi aperti, era il loro nemico e prigioniero.