Gli rivolsero la parola, non scortesemente, in tedesco; poi, un po' più bruschi, in francese. Ma quegli non rispose. Una stupefazione torpida lo teneva; sembrava paralizzato. Non poteva nè parlare nè reggersi in piedi. Allora lo sollevarono e lo posero sulla barella.
«Poveraccio,» mormorò il più giovane accomodandogli lungo i fianchi le braccia inerti, e indicando al compagno la manica dell'uniforme belga inzuppata di sangue tedesco. «Poveracci! Potevamo tralasciare di salvarlo. Per mandarlo [pg!274] a quell'inferno di Wittemberg, tanto valeva —»
«Già. Povero diavolo,» mormorò l'altro.
«Senti un po'» esclamò il biondo poeta, «e se gli lasciassimo una via di scampo? Perchè non abbandonarlo al caso?... Affidarlo al capriccio della sorte?...
. . . . .
Florian non seppe mai in qual modo e per quali circostanze egli venne a trovarsi sdraiato su una coperta da campo in una cascina per metà demolita. Alzando il capo indolenzito per guardarsi intorno vide accanto a sè, per terra, una scodella di latte, una pagnotta e del cognac. Vi era anche un pacchetto di sigarette, qualche fiammifero ed una tavoletta di cioccolatta. Bevve avidamente il latte, ingoiò un sorso di cognac e si levò in piedi. Traballava e aveva la vista torbida; una terribile vertigine gli dava nausea allo stomaco; tuttavia potè reggersi in piedi e stette così ritto qualche istante appoggiandosi con una mano al muro calcinato. E tutt'a un tratto si avvide di essere completamente nudo. Intorno a sè non una traccia d'indumento, non una vestigia della sua uniforme. Nulla.
[pg!275] In mezzo al pavimento stava un paio di scarpe gialle e fangose che gli ricordavano quelle vedute ai piedi del tedesco ferito sul pendio del cratere. Queste scarpe e la coperta di lana grigia stesa per terra, ecco tutto ciò che avrebbe potuto mettersi indosso.
Nulla rimaneva di quanto era stato suo; perfino il cognac era in una fiaschetta che non aveva mai veduto.
Florian si guardò intorno nel luogo deserto; notò le mura sbrecciate e crollanti, demolite da bombe ed obici; in un angolo un aratro rotto e rugginoso e qualche arnese agricolo poggiavano al muro. Null'altro. Dopo breve riflettere Florian si decise a mettere quelle scarpe. Poi finì il latte, il pane e il cognac. Finalmente annodò in un angolo della coperta la cioccolatta, le sigarette ed i fiammiferi, poi avvolgendosi la ruvida flanella grigia intorno al corpo uscì ad affrontare il mondo.
Era un mondo vuoto e desolato. Sulla strada fangosa che attraversava la pianura non si vedeva che il gonfio cadavere di un cavallo. Giudicando dal sole Florian si disse che potevano essere le sette del mattino. Gli parve di riconoscere la località: doveva trovarsi a due o tre chilometri dal terreno di combattimento del giorno [pg!276] innanzi. Sì, ecco, lì, a sinistra, la via bianca e diritta che va da Poperinghe a Ypres.... ben riconosceva quel duplice filare di alberi...