Ed ora, dove andare? In quale direzione si trovavano le linee belghe? Florian si sentiva ancora assai debole, le ginocchia gli tremavano e nel cervello vuoto non aveva che una confusione di suoni insensati. Le parole che il tedesco morente aveva continuato a ripetere per tutta la notte gli ronzavano nella testa incessantemente, ed anch'egli si trovava a mormorarle sommesso: «Die Flundern werden sich wundern...»

Gli pareva di essere ancora nelle spire di un sogno faticoso e incoerente. Doveva fare un grande sforzo mentale per persuadersi che realmente lui, Florian, s'aggirava per il mondo vestito d'un paio di scarpe e d'una coperta da campo. Probabilmente nulla di tutto questo era vero. «Probabilmente» — si disse Florian — «io sono ferito, sono in un ospedale con qualche lesione al cervello, e questo è parte del mio delirio.» Era inverosimile, era impossibile che qualcuno potesse avergli rubato tutti i suoi abiti lasciandogli in cambio il latte, la cioccolata e le sigarette. Come conciliare la viltà da parte di chi lo aveva derubato quand'era incosciente, collo spirito di fraternità e di affetto dimostrato [pg!277] nell'avergli fatto trovare a portata di mano latte e cognac, cioccolatta e sigarette?... Era tutta una cosa assurda e fantastica.

«Di due cose, l'una,» ragionò Florian procedendo nella direzione di un bosco che vedeva non lontano, e inciampando ad ogni passo nella sua coperta: «o sono stato la preda di un pazzo, oppure sono io che in questo momento non ho la testa a segno... («Die Flundern werden sich wundern.»)

Dovette fare un enorme sforzo per non dire quelle parole insensate ad alta voce; sentiva che se le diceva sarebbe impazzito davvero. Gli pareva che finchè se le teneva chiuse dentro al cervello ne era padrone lui, ma guai se gli sfuggivano di bocca: sarebbero diventate più forti di lui, e certamente avrebbe continuato a dirle e a ripeterle come quel povero tedesco delirante... Ah, sì; decisamente non aveva il cervello a posto; bisognava tenersi bene in freno. Non bisognava.... «Die Flundern werden sich wundern.»

D'un tratto vide uscire dal bosco dei soldati a cavallo. Li riconobbe subito per una pattuglia tedesca. Pensò di tornare indietro e nascondersi nella cascina; ma ormai era tardi. Già l'avevano scorto e venivano a grande galoppo verso di lui.

[pg!278] «Basta; la partita è persa,» disse Florian tra sè e sè; l'avrebbero preso. Già non poteva uccidere nè sè stesso nè altri con un pezzo di cioccolatta e un pacchetto di Josetti. Sostò, incrociò le braccia e attese, ritto e immobile, il loro arrivo. («Die Flundern werden sich wundern.»)

Gli otto o dieci cavalleggeri arrivavano al galoppo e Florian potè notare anche da lontano il loro sbigottimento alla sua vista. Gli gridarono qualche cosa in tedesco, ma egli non rispose. Ritto, come una statua egli disse a sè stesso che incontrerebbe il suo fato con dignità.

Ma non aveva fatto i conti col suo grottesco abbigliamento. Due soldati smontarono ed uno di loro gli rivolse la parola in tedesco, mentre tutti lo guardavano da capo a piedi con un largo sorriso.

Ma l'altro — un giovane ufficiale — imponendo bruscamente agli altri di tacere si volse a Florian con fosco cipiglio e gli domandò in francese cosa diavolo facesse vestito così.

«Dov'è la vostra uniforme?» chiese, aggrottando minaccioso le ciglia.