«Non si sa ancora,» sentenziò Andrea. «Forse contro i francesi; forse contro i tedeschi.»

[pg!28] «E forse contro nessuno,» concluse Cecilia tagliando coi denti il filo, e spianando colla mano il bracciale ben cucito sulla manica del fratello.

«Eh, sì, probabilmente contro nessuno,» fece eco Andrea, non senza un poco di rammarico nella voce. «Già, nessuno oserà mai invadere il nostro paese.»

«Andiamo in giardino!» disse Jeannette.

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Tale era l'anima del Belgio alla vigilia dello spaventevole suo fato. Senza dubbio, in alti lochi — nella Place Royale e nel Palais de la Nation — vi era chi vegliava in preda a febbrile angoscia, paventando e prevedendo l'immane calamità; ma per tutto il resto del paese non vi era che una certa irrequietezza quasi baldanzosa, un senso d'aspettazione risoluta.

Nessuno dubitava che i sacrosanti diritti della nazione non verrebbero rispettati; ciò nonostante — si diceva — non era un male l'essere preparati a tutto. E il paese si mobilizzava e s'armava.

Ma non v'era in quella dolce sera d'estate alcun serio allarme nei cuori; nessuno — dall'ultimo angolo del Lussemburgo, fino al più remoto casolare delle Fiandre — mirando tramontare [pg!29] quell'ultimo sole del luglio 1914 sui placidi campi di grano sognava che già nel crepuscolo stava a falce alzata la Morte, che già sulla soglia le nordiche belve appiattate e pronte al balzo fremevano, fiutando sangue.... Nessuno, nessuno sognava che di lì a quattro giorni su quelle ridenti vallate delle Ardenne l'orda delle jene germaniche sarebbe passata nel suo delirio di furore, nella sua frenesia di strage.

.... Oh, ridenti vallate delle Ardenne!...

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