«E' la cicogna che porta i bambini! Guarda — ne ha uno nel becco!...»

[pg!284] «Farebbe meglio a lasciarlo cadere,» brontolò l'Ourthe; «qui sono molto profondo.»

L'Aisne che lo era poco non comprese il bisticcio. «Come sei plumbeo,» disse, avvicinandosi sempre più, sinuosa e serpentina. «Sarà che vuol piovere.»

«Se piove,» mugghiò l'Ourthe, rabbrividendo, «farai bene a stare nel tuo letto.»

«Io no!» esclamò l'Aisne. «Vengo nel tuo!» E con un balzo gli fu accanto, tutta arricciata e increspata.

«Oh, che ti pigli la Mosa!» spumeggiò l'Ourthe, gonfio ed iroso.

.... E a Liegi la Mosa se li prese tutt'e due.

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La cicogna frattanto era volata alta sopra il ponte di Bomal. Scese a cerchi digradanti sopra la casa del dottor Brandès. Pose una zampa sul tetto e si fermò.

Schiuse con precauzione il becco. «Apri gli occhi, bambino umano,» disse: «Eccoci arrivati.»